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Noi ed il grande WEB Noi ed il grande WEB

Nuove tecnologie, nuove dipendenze: Internet Gaming Disorder

La dipendenza da internet è un problema sempre più rilevante soprattutto tra i giovani con ripercussioni sulla vita personale, professionale o scolastica.

 

La dipendenza da internet una realtà oggi non particolarmente non trattata dalle agenzie educative

 

La dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma piuttosto un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici. Si può parlare di dipendenza quando la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree esistenziali, come quella personale, relazionale, scolastica, familiare, affettiva.

 

L’era digitale

 

Lo sviluppo di Internet e la sua penetrazione diffusa ha cambiato profondamente ogni dimensione della nostra vita pubblica e privata. Nel 2014, in Italia è aumentata rispetto all’anno precedente la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%). Le famiglie con almeno un minorenne sono le più attrezzate tecnologicamente: l’87,1% possiede un personal computer, l’89% ha accesso ad Internet da casa. All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani ultrasessantacinquenni: appena il 17,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 16,3% dispone di una connessione per navigare su Internet (ISTAT, 2014).

Il Web 2.0., termine usato per indicare uno stato dell’evoluzione del World Wide Web (Dinucci, 1999, O’Reilly, 2009), ci raggiunge sempre e in ogni luogo attraverso computers, tablets, smart-phones e simili. In un giorno mediamente sono 23 milioni gli italiani che visitano il social network più popoloso del pianeta Facebook(erano 20 milioni nel 2015).

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I pericoli dei social

«È un dato di fatto che le persone trascorrono sempre più tempo sui social media, e molti si chiedono giustamente se ci si connetta in rete in modo utile, oppure si consumino semplicemente aggiornamenti banali a scapito del tempo che si potrebbe dedicare ai propri cari». 

Comincia così un lungo articolo dal titolo «Domande difficili: passare il nostro tempo sui Social fa male?», scritto da David Ginsberg e Moira Burke, entrambi ricercatori di Facebook che rispondono a molte delle critiche sull’uso dei social emerse dal dibattito pubblico. Ma non è la prima volta che impiegati o ex impiegati del colosso californiano facciano un mezzo “outing” denunciando in qualche modo i limiti delle reti sociali.  Già Sean Parker, fondatore di Napster ed ex presidente della multinazionale, aveva sostenuto che Facebook è strutturato per trarre vantaggio dalle fragilità psicologiche delle persone. Antonio Garcia-Martinez, ex manager di Facebook e autore di diversi saggi sull’argomento ha più volte ripetuto che l’azienda nasconde di proposito la sua reale abilità di condizionare le persone.  Ginsberg e Burke fanno invece una analisi dei pregi e difetti dell’uso dei social partendo da diversi studi scientifici. Ci ricordano per esempio che lo psicologo Sherry Turkle afferma che i telefoni cellulari ridefiniscono le relazioni moderne, rendendoci «da soli stando insieme». Interessanti anche le analisi sugli adolescenti dello psicologo Jean Twenge, che nota un aumento della depressione adolescenziale direttamente proporzionale all’aumento dell’uso della tecnologia.  Ovviamente, secondo gli autori, non mancano gli aspetti positivi. Lo studio degli spazi pubblici del sociologo Keith Hampton suggerisce che le persone trascorrono più tempo all’aperto ora che non dieci anni fa e che i telefoni cellulari sono maggiormente usati da coloro che spendono comunque gran parte del proprio tempo da soli. 

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Giovani e non incantati dal WEB

 I giovani non usano internet (molto) più degli adulti; quello che cambia è il mezzo e la piattaforma. La cultura interpretativa della vita tra giovani ed adulti è diversa, la differenza è il mondo social che apparine alle nuove generazione e il mondo degli adulti che scimiotta male l’uso. In entrambi i casi il più delle volte mancano gli elementi necessari per la discrezionalità dell’USO dei Net, come strumento, come piattaforma che oggi sostituisce l’Agorà, mai le relazioni.

Si fa un gran parlare di internet, di social network e digitalizzazione. E quando lo si fa il riferimento è quasi sempre ai giovani, alle nuove generazioni, che con il web sono nate e cresciute. Come se il presente e il futuro dei new media riguardasse solo gli under 30, con tutti gli altri fermi all’angolo. La realtà, però, dati alla mano, è ben diversa e più frastagliata. Se è vero che c’è tutta una fascia d’età, quella che va dai 18 ai 25 anni, per cui smartphone e tablet sono ormai un’estensione naturale delle mani, è altrettanto vero che il divario con gli adulti, tra i 40 e 55 anni, non è poi così ampio. Almeno in termini di tempi di connessione e fruizione d’informazione. Quello che cambia è il mezzo utilizzato e, sempre più spesso, la piattaforma.

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